Annalisa Filippi
Kobieta, mieszka w Pergine Valsugana (Italy)

» Il colore della madre

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Il colore della madre

I vasi sono contenitori di terra-argilla lavorata che conservano altra terra. Il travaso tra un recipiente e l’altro ricorda il passaggio di conoscenze e di coscienza, di cultura e di esperienza. Il vaso di terra cotta contiene la stessa terra che accoglie il seme, lo protegge e lo trasforma. È la terra che dà vita.

Il tema del contenitore, del vaso, si trova negli antichi simbolismi della Grande Madre. Si tratta di archetipi, immagini che fanno parte del nostro patrimonio genetico, risalenti all’informazione più arcaica. Il corpo femminile viene spesso simboleggiato dal vaso: è il contenente-contenitore, così come la madre che nutre, accudisce e protegge, o come l’antro della Terra, la grotta, la caverna. La vasca e il bacile, l’anfora e la coppa, rappresentano la creazione della vita nelle antiche cerimonie religiose. Nella Genesi infatti il creatore diventava un vasaio, plasmando l’uomo dalla terra. Mentre la Vergine Maria viene descritta come “vaso spirituale, vaso dell’onore, vaso pregiato di devozione”, “contenitore” per eccellenza,

perché ha custodito il Figlio di Dio.

Il vaso-corpo della madre protegge, nutre e riscalda ciò che è in esso contenuto ma, in quanto dipendente,

è anche indifeso, esposto e soggetto per la vita e per la morte al Femminile: la Dea Madre diventa “Signora di Vita” e “Signora di Morte”. Il legame con la madre non si può sciogliere, si può solo arricchire e trasformare. Più avanti nel tempo può addirittura esserci un capovolgimento dei ruoli, dove il figlio accudisce la madre anziana, bisognosa e malata. Nemmeno il legame con la Terra si può cancellare:

essa dà nutrimento, il necessario per il riparo, aiuta a soddisfare alcuni bisogni primari. A volte con la Terra si entra in competizione, sfidandone i limiti. A volte la si aggredisce e si può essere costretti ad

occuparsene, perché ammalata, tentando di curarla.

Il percorso è l’occasione di una riflessione sulla terra, sui nostri cammini, sui nostri legami. Quasi come in uno specchio ci chiniamo sulle tele e sui vasi che sembrano

via via prendere forma umana, tra la vita e la morte. Si sprigiona in questo modo un’energia pulsante in un rosso sangue, vivace come il vino delle feste. Mentre tocchi forti di arancio segnano il tempo di un ritmo senza tempo.

Francesca Rizzo

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