L’ossessiva ricerca dell’elisir di lunga vita, tra pozioni, trattamenti e interventi, rivela il disperato tentativo dell’essere umano di sfuggire alla propria mortalità. In netta contrapposizione, la scultura ci riconduce alla nostra natura biologica e ciclica, ricordandoci la fragilità del corpo e il nostro posto insignificante nell’immensità della Terra: semplici accumuli di ossa e muscoli, lontani dall’immagine di esseri indistruttibili che spesso ci illudiamo di essere.
La morte muore è il paradosso di una società che, nel tentativo di sconfiggere la morte, finisce per negarla e dimenticare la fragilità che dà valore alla vita.