Donna
Nata a: Parma (Italy) il 28, 1979.
Attuale residenza: Parma (Italy).
Attività: Pittura; Fotografia; Installazione; Performance;
ELVIRA BIATTA
388-7982120
Strada Chiozzola 94 Enzano di Sorbolo 43058 Parma
www.premioceleste.it/elvirabiatta
ISTRUZIONE
Istituto d’arte Paolo Toschi (Parma)
2000- diploma in scenotecnica
Accademia di belle arti di Brera (Milano)
2004- Laurea di primo livello in pittura
ESPERIENZE ARTISTICHE
2011- "LUMEN" parco dell'Irno Salerno
2010- "CELESTE PRIZE 2010" Invisible dog NY finalista con l’opera “Giovanna d’Arco”
2010- "lumen arte in controluce" complesso monumentale di Santa Sofia Salerno a cura di Mara de falco
2010- "Sette desideri" Grafiche Oldoni Milano a cura di Siva e Matteo Mottin
2010- "social circus" Galleria famiglia margini Milano a cura di Grace Zanotto
2009- "uomo il corpo oltre il corpo" Galleria famiglia margini Milano a cura di Grace Zanotto e Angelo Cruciani
2009/10- Selezionata per il BAC festival x° edizione CCCB Barcellona
2009- “Bruciare i ponti della ritirata” una riflessione sulla figura di Vladimir Majakovskij e sul potere dell’arte come strumento di rinnovamento. Fondazione Sassetti Milano a cura di Statart
2009- selezionata con l’opera “Coincidenze” per il catalogo del Premio Celeste
2009- Expressioni 2009 arte Museo Angelo Rizzoli Lacco Ameno Napoli (catalogo)
2009- “le sofisticazioni” Ex Macelli Prato a cura di Barbara Bologna e Andrea Ternelli
2009- Collaborazione con “actor in progress” per lo spettacolo “le sofisticazioni” open day – Pontremoli (ms)
2009- finalista del concorso “celebrate originality” adidas- vice magazine www.celebrateoriginality.it
2009- “I’AM” trenta artisti allo spazio Pergolesi- collettiva Milano (catalogo)
2009- “scacco alla regina” galleria A+A Venezia (catalogo)
2009- “donne ed eros” collettiva alla galleria famiglia margini Milano a cura di Grace Zanotto
2008- Venus in eco furs collettiva fotografica al mattatoio di Carpi
Galleria di riferimento: Galleria Famiglia Margini via Simone d’Orsenigo 6 Milano
“Su di me e sulla mia ricerca artistica”
Quello che mi ha sempre colpito riguardo ad un’opera d’arte è fondamentalmente l’onestà, un’onestà intellettuale ed emotiva che si può percepire vividamente; sono partita da lì, ho incominciato recentemente ad acquisire consapevolezza di ciò che volevo fare e comunicare, infatti la mia ricerca parte nel 2008, mi sono sempre dedicata allo studio della filosofia, dell’antropologia e della psicanalisi e fondamentale per me è stata la scoperta di una personalità letteraria come Georges Bataille; “Storia dell’erotismo” mi ha dato l’input per affrontare determinate questioni sociologiche e sessuali attraverso la creazione di una serie di grandi tele a sfondo bianco dove per la prima volta potevo anche sperimentare quello che io chiamo il mio segno più “conscio”, un segno assolutamente puro e non contaminato che ricorda non a caso certi segni infantili. Credo che su alcuni miei lavori sia sorta poi una specie di fraintendimento di fondo, effettivamente io uso un linguaggio piuttosto forte ed incisivo, ma la mia ricerca non si fonda assolutamente sulla provocazione, il mio è un intento al contrario, cioè portare quello che di solito si ritiene imbarazzante ed osceno alla comune comprensione ed accettazione, una perversione nasce e si alimenta dal proibito, io cerco solo un’evoluzione da quello stadio; Sono comunque lavori che partono da un vissuto personale, non sono nemmeno surreali, direi piuttosto, paradossali; alla base c’è un intento assolutamente maieutico e da questo stesso intento difatti è poi nata la performance estemporanea “Giovanna d’Arco”. In parole semplici quello che più m’interessa è l’Uomo ed il suo modo di “esistere” universalmente e la condizione di ego condiviso che mi auspico totale per il genere umano e che io adotto attraverso i miei lavori. Ci sono poi altri miei lavori più ermetici e simbolici anche perché sono sempre stata molto attratta da quello che è un certo pensiero simbolico e la capacità innata che ha l’uomo di cogliere i simboli di cui è continuamente circondato, mi piace infatti crearne di nuovi o rielaborarli, è un modo per creare “mondi nuovi” dove poter parlare linguaggi diversi ma comprensibili istintivamente a tutti.