Valentina Galletta “Effimere saturazioni” Olio su tela 100 x 110 La scena presentata è apparentemente leggera, evoca atmosfere estive e piacevoli: una spiaggia, una bambina e diversi giochi, colorati e stimolanti la fantasia di grandi e piccini. Osservando con attenzione l’opera, però ciò che emerge preponderante non è l’aspetto ludico, che invece pare disatteso, piuttosto una più profonda critica alla società contemporanea. Il paesaggio naturale che inizialmente appariva dominante è “messo in ombra” dall’ insieme di oggetti effimeri, futili, artificiali che la bambina guarda, anelandoli più del mare stesso. La natura rasserenatrice è marginale rispetto al consumismo che occupa il centro della scena. I bambini, dunque, crescono immersi in un ambiente dove il desiderio viene costantemente stimolato e soddisfatto, facendo perdere la giusta dimensione alle cose in nome di un processo volto alla saturazione. In questo senso il cambiamento a cui allude l’opera non è solo progresso, ma anche perdita: perdita del silenzio, dello spazio e dell’essenzialità nell’immensità a cui quel paesaggio naturale rimanda. Ci si pone dunque, una domanda: Che cosa stiamo davvero insegnando, trasmettendo alle nuove generazioni? Quale l’eredità ad essi lasciata?