Descrizione dell'opera Si configura come un profondo squarcio visivo che traduce in chiave plastica la transizione termica, fisica e filosofica dell'acciaio.
Il mio lavoro cerca di rendere visibile ciò che normalmente appartiene al processo nascosto: il momento instabile in cui il materiale attraversa uno stato intermedio tra liquidità e struttura definitiva.
L'opera è strutturata su un dualismo cromatico e materico che racconta il viaggio dell'acciaio nel suo passaggio dal caldo al freddo:
C’è un flusso nel divenire dell’opera da sinistra a destra, come la nostra scrittura, tutto è simbolo, tutto è divenire e niente paradossalmente, se pur apparente è casuale. La materia incandescente a sinistra dell’opera scorre in un fluire di lento raffreddamento dove anche i colori si fanno più cupi per il raffreddamento sino a scopriore la materia grigia del raffreddamento.
Il Valore dell'Artigianato contro la Velocità Industriale: Introducendo il concetto di un'ossidazione lenta, maturata negli anni, l'opera contrappone alla rapidità della catena produttiva il valore del tempo, della pazienza e dell'unicità tipici dell'alto artigianato d'arte, nobilitando il metallo pesante in una narrazione intimista ed esistenziale.
L’opera mette in relazione processi industriali e trasformazione organica della materia. Le colature evocano l’acciaio allo stato fuso, mentre le ossidazioni introducono una dimensione temporale e chimica che altera continuamente la percezione della superficie.
La lastra diventa così un campo di tensione tra controllo e deterioramento, tra tecnologia industriale e comportamento autonomo del materiale. Il lavoro interpreta il metallo non come elemento statico, ma come organismo in continua evoluzione, capace di trattenere memoria energetica, pressione e trasformazione.
Data 28/05/2026, Roma In fede
Elisabetta Accoto